03. La storia di come nasce la Casa di Marte

La storia di come nasce la Casa di Marte – Atto Secondo

IL MOMENTO DOVE LA NOTTE E’ PIU’ BUIA… E’ QUELLO PIU’ VICINO ALL’ALBA

Toccare il fondo, lasciarsi andare al buio siderale, smettere di combattere la corrente e lasciarsi portare dove vuole portarti, quando anche l’ultimo bagliore lontano di flebile speranza si è spento, che se ne dica, appare l’unica ragionevole via di uscita, impossibile tornare indietro si può soltanto procedere oltre, ed è l’unico atto che sembra avere un senso, immergersi nella verità, percepirla in tutta la sua purezza… sentire la fine come un nuovo inizio e l’unico possibile, provandoci a sentire il sangue ancora scorrere, il cuore ancora battere, l’anima perduta fare ritorno… per un ultimo istante ma di vero essere, di vero sentire, di vera direzione di senso! Quando non c’è più nulla da perdere che cosa si può mai perdere?

Non tutti sanno che la parola cambiamento nel marketing non viene usata perché evoca il principio di morte, cambiamento = morte. Chi si è trovato a strizzare l’occhio alla morte conosce bene questa equazione e si sente sedotto irrimediabilmente più che dalla parola morte da ciò che essa stessa evoca, il cambiamento appunto, resistito magari per una vita intera partorendo per questo solo altra fatica, altro dolore. Quando di cambiare se ne ha ormai bisogno più del pane è in quel momento che della morte, di qualsivoglia tipo e forma, non se ne ha certo più paura. Anzi. La morte poi non è certo avara di buoni consigli e dona mille e più sentieri per farsi raggiungere, come quelli prima elencati per perdere la strada di casa, a ognuno il suo. Giunta al punto di non ritorno io scelsi il mio, feci armi e bagagli, e in quella stessa mattina di novembre mi incamminai fluida e ormai liberata da ogni illusione nel tombino di fogna tanto agognato. A un passo dai titoli di coda, per usare una metafora cinematografica, ecco il classico colpo di scena, la corda del cappio è lisa e si spezza e Sarah cadendo rovinosamente a terra apre gli occhi e trova, impolverato sotto il letto, il biglietto vincente della lotteria di Capodanno.

Dio non ama i codardi e premia gli audaci, diceva sempre nonna. Evidentemente nonna aveva ragione, evidentemente in quell’atto estremo e ormai libero da ogni codardo turbamento mediatore di sorta, un passo dopo l’altro e finita al centro esatto della verità… morte per morte, fine per inizio, Dio aveva un messaggio per me ed io ero ormai pronta ad accoglierlo… (Dio ha un messaggio per tutti in realtà, e ci porta ad ascoltarlo in un modo o nell’altro, anche lui ha mille sentieri per farsi raggiungere, sempre gli stessi in realtà… ma proprio gli stessi… quelli, evidentemente!). E adesso eccomi qui, a terra con il biglietto vincente della lotteria tra le mani, appena scivolata su una buccia di banana con il viso ancora emaciato e incredulo a pensare che le vie del Signore sono davvero infinite… che opera in modi alquanto misteriosi e bla bla bla, luoghi comuni ma che adesso sembrano echeggiare nella testa come autentici evergreen.

Per farla breve, metafore a parte, non vi tedierò con i banali dettagli del mio ultimo passaggio a nord ovest, ognuno ha il suo, come i mille sentieri per questo e per quello… vi basti sapere che da lì qualcosa successe e successe davvero nel modo più impensabile! Avete presente la canzone… Meraviglioso di Domenico Modugno? Bene, a un passo dalla fine… fu proprio così per me… “Un Angelo vestito da passante mi portò via dicendomi così… meraviglioso…”. Ascoltatevela questa perla in musica, ne hanno fatte diverse versioni anche gruppi musicali emergenti, vale un ascolto se non altro per capire di cosa io vi stia provando a parlare.

Ebbene sì, da quel momento fu davvero tutto semplicemente “meraviglioso!”. Vi pare logico e sensato? A me per nulla, ancora oggi a me per nulla, ma così fu e sono qui oggi di conseguenza e apposta a raccontarlo.

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La storia di come nasce la Casa di Marte – Atto Terzo

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