04. La Posta della Casa di Marte - Raccolgo una Rappresentativa Selezione di Corrispondenze con Anime Bussanti alla Casa di Marte

La Posta di Marte – Primi Passi

Cara Sarah,

sono Roberta e ti scrivo da Como, ho 24 anni.
Ti faccio subito i complimenti per come sai descrivere splendidamente il tuo mondo emozionale, leggendoti mi sono sentita subito calamitata, rapita e accolta sul tuo “pianeta Marte” che sembra tanto somigliare anche al mio.
Ho trovato nel tuo racconto tanti aspetti comuni alla mia storia, soprattutto quelli che riguardano la parte più difficile e dolorosa che ben descrivi, non so perché mi trovo a scriverti, sono una ragazza piuttosto riservata ma oggi grazie al tuo blog sento il bisogno di aprire, di condividere tutto questo, oggi ho voglia di sentirmi, come dici tu, un po’ a casa, un po’ meno orfana. Tok Tok posso entrare?! (Cercasi sorella.)

Di recente ho anche iniziato ad andare da una psicologa, me l’ha consigliata una mia amica… lei si era trovata bene ma io non so, la psicologa è carina e gentile ma di fatto nelle sedute passo il tempo a piangere, non mi sembra nemmeno possa capirmi più di tanto, sembra così lontana da me, dal mio strano mondo, lì sulla sua poltrona… mi guarda, annuisce ma chissà cosa di più, ed è paradossale, non ho voglia di parlare, non ho voglia che entri nelle mie cose, nessuno credo possa e voglia farlo davvero, come dare torto, nessuno almeno che non ci sia già passato prima. Tu che ne pensi, sono un caso disperato?

Poi l’altra sera ti trovo per caso mentre cerco su internet non so più nemmeno cosa, ti leggo e ti rileggo, sento che questo blog mi appartiene come io sento di appartenergli, vedo me stessa in quello che scrivi, in quello che sai rappresentare così profondamente, addentrandomi fra una metafora e l’altra mi crogiolo nelle tue parole, mi sento meno sola, mi ci perdo dentro scostandole come drappi e arrivo al cuore segreto delle tue frasi, vi trovo il mio, i miei vuoti, i miei spasmi, i miei eterni silenzi nelle “pianure assolate” e non solo. Improvvisamente penso “io a questa ragazza posso parlare, io a lei direi tutto, il mio mondo non mondo glielo darei fra le mani”… da matti eh?
Scusa se ho preso più spazio del previsto, ne vorrei molto di più in realtà… ma per oggi ho già fatto un bel passo, forse sono i miei primi passi verso una risalita, chissà, per adesso volevo solo ringraziarti per questo tuo blog, un imprevisto angolo di verità, pace e speranza che fa sentire un po’ meno soli, un po’ meno alieni e sì, come dici tu, un po’ più a casa.
A presto Sarah e ancora grazie.
Roby22

°terzaletterachiusa (4)

RISPONDO:

Ciao Roberta,
leggerti è stato emozionante, in poche righe mi hai restituito tante cose.
Trovo intanto utile che tu abbia deciso di rivolgerti a una terapeuta, una prima richiesta di aiuto è sempre il passo più importante e spesso decisivo da fare, un alito di vento che timidamente inizia a ridare vigore alla fiammella nascosta sotto le braci. Io stessa ho chiesto aiuto in diversi momenti ad alcuni terapisti e counsellor quando ero poco più che adolescente come anche dopo, è importante saper chiedere aiuto nel momento del bisogno e mi fa sorridere quando ne parli come un’entità “così lontana da me, dal mio strano mondo, lì sulla sua poltrona”, ricordo che la prima volta fu lo stesso anche per me.
Per quella che è stata la mia esperienza più in generale posso dirti che a volte la cosiddetta “alleanza terapeutica” scatta subito come una scintilla e crea una sorta di sana dipendenza, senti immediatamente che sulla proverbiale poltrona è seduta esattamente la persona di cui hai bisogno, senti e sai che potrai aprirti e affidarti liberamente… quasi un innamoramento, un colpo di fulmine che ti fa sentire a casa.. ed ecco l’angelo! Altre volte, invece, occorre dare più tempo alla relazione, all’altro, a noi stessi, altre volte ancora mi è capitato che dall’altra parte ci fosse qualcuno con cui non ho sentito questo legame, eppure si è dimostrato sempre e comunque fondamentale per me per fare almeno un pezzetto di strada, anche solo il semplice fatto di aver accettato di chiedere un aiuto, attivarmi e prendere appuntamento in quella faticosa telefonata, entrare nello studio curato e accogliente e sedermi con circospezione sulla poltrona di fronte la sua, anche se poi di quella seduta ricordo solo il pacchetto di kleenex e anche se poi mi portavo a casa un consiglio da manuale, un abbraccio proforma, un sostegno che prova a entrare ma che poi rimane chiuso fuori, un appuntamento per la settimana successiva che già so che annullerò per un finto gravoso impegno dimenticato. In ogni caso questi passi sono sempre stati tasselli fondamentali per quello che poi è risultato essere il mio percorso nel suo insieme. Il mio consiglio Roberta è di provare ad insistere e dare tempo e se non dovesse proprio decollare provare anche a cambiare professionista, come in ogni ambito c’è chi ci piace da subito, chi dopo, chi non fa proprio per noi. Sperimentati, comunque non smettere di cercarti e vedrai che qualcosa prima o poi succede.
Comprendo benissimo che parlare a un professionista, soprattutto se siamo persone riservate, non sempre risulta facile per lo meno non come può esserlo mentre scriviamo sul nostro diario segreto o mentre parliamo con una amica, una amica che magari è già passata per la stessa nostra difficile strada. Proprio da questo importante bisogno espressivo che si può avere in certi momenti di difficoltà ma non sempre semplice da attuare con amici, parenti ecc. è nata l’idea e il senso di questo blog. La Casa di Marte… una casa da dare a tutte le anime marziane come me, come te, a tutti gli angeli caduti dal cielo, a tutti quelli che su questa terra si sentono un po’ orfani e stranieri e che come dici bene tu Roberta sentono in qualche modo qui, “su Marte”, di trovare casa, di APPARTENERSI.
Un concetto bellissimo il tuo e a me molto caro quello “dell’appartenenza”, mi piacerà approfondirlo nel blog, grazie dell’input!

Mi piace sentirti bussare timidamente (e neanche troppo) in cerca di una “sorella”, calza involontariamente a pennello con il mio senso qui, in questo angolo di rete, a diffondere il mio richiamo in questo oceano virtuale, nella consapevolezza che da qualche parte le onde del mio sonar si stamperanno contro qualcuno in attesa, qualcuno in ascolto… in profondo ascolto. Sono anche piuttosto convinta che non esista il Caso, che le mie onde incontreranno sempre qualcuno di speciale, in cui risuonerà questa “appartenenza” passando invece semplicemente oltre, come suoni non udibili, per chi non desidererà ascoltarle.
Hai mai sentito parlare di Anime Compagne? Questa mia visione del trovarsi “per caso” nell’oceano sconfinato richiama proprio un articolo che lessi tempo fa e che decisi di sposare. Ne farò tra breve un articolo del blog così da iniziare a darti un’idea di cosa io abbia pensato nel sentirti alla ricerca di una “sorella”… spero possa piacerti!
Ti mando un abbraccio carico di appartenenza!

Tua Sarah

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